I confini della democrazia
I recenti avvenimenti che infiammano l'Egitto, così come la guerra civile che insanguina la Siria, ci pongono domande sul significato della democrazia: fino a che punto un leader e il suo governo sono legittimati dalle elezioni quando a un certo punto il popolo si accorge che il suo operato non è conforme alle promesse fatte durante la campagna elettorale o che, addirittura, la gestione del potere ottenuto è finalizzata solo ad interessi di parte e non più collettivi? In quella consapevolezza il popolo elettore dice : “basta! Torna a casa, non ci rappresenti più”. Allora scoppiano le guerre civili, il dittatore (perché altrimenti non si può chiamare) rifiuta di lasciare i privilegi e si appella alla “democrazia”, afferma di essere stato eletto per volontà popolare. Ma la stessa volontà popolare può cambiare idea quando non è più soddisfatta? O deve accettare passivamente la fine del mandato elettorale? Qui non si parla di proteste faziose di minoranze all'opposizione, ma di “furor di popolo”. Allora quali sono i limiti della democrazia? E' un'imposizione di regole anche se non più coerenti o è la libera scelta di una popolazione che si accorge che qualcosa non funziona? Quale morale c'è se uno Stato scatena la polizia contro gli elettori pentiti? Riccordiamo solo il significato della parola democrazia: demos (popolo) e cratos (potere), ma noi siamo coinvolti solo in un regime.
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